Dove il silenzio è luogo

Il silenzio è rotto dal bisbiglio del vento fra l’ispida ramaglia delle ginestre, e le campanelline rosa delle eriche si muovono sul ciglio dove in basso lo scoglio a cappello del Calzone Muto sembra assediato da fameliche onde che lo mordono, qui la nostalgia si ingravida, perché il tempo esalta il suo scorrere, lasciando intoccati i filari di vite, i muri a secco che fanno loro da guardia e i cancelli  di legno smangiato.

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Dove il ricordo trova agganci per rinnovarsi, si sveglia la nostalgia. In questi posti un tempo il giovane beffava l’avidità del contadino e gli rubava le fascine di tralci, e quando l’uva era dolce la strappava per alleviare il caldo della risalita, e ne faceva dono spavaldo alle ragazze anch’esse ansanti di caldo, nel ritorno dalla caletta del Bagno Vecchio.

Il ricordo rinfranca perché rinnova le emozioni dell’adolescenza, ma questo luogo emana  fascino perché la natura lo preserva.

Rimanga ancora il viottolo seminascosto dalle erbacce, i fusti delle agavi risuonanti di cicale, le case col cortile abbaiante di cani. Quella bellezza usurata attesti il passare delle stagioni. Leggero e coriaceo.

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Ponza ha diamanti nel sorriso schietto della sua gente.

Nella cassa ereditata dai padri sono riposte l’amicizia, la tolleranza, la comprensione. Gioielli che vanno tolti dal fondo e messi in mostra, come una volta si faceva con le coperte ricamate ai balconi. Segno di gioia di vivere.

Francesco  De Luca

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